Tattos

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Ci risiamo: mi è tornata voglia di fare un tatuaggio.

La prima volta che i sono fatta disegnare qualcosa di (suppergiù) indelebile sulla pelle avevo caricato di molto significato simbolico ogni dettaglio della mia scelta: cosa disegnare, dove farlo, cosa doveva ricordarmi. Era il mio primo tatuaggio e devo dire che con il senno di poi non rifarei la stessa scelta: il tatuaggio lo farei esattamente dello stesso soggetto e nello stesso punto, ma non permetterei al tatuatore di cambiare troppo il disegno dalla mia idea superminimalista: il fiocco con due stelle che porto sul polso destro doveva essere poco più di una linea con un fiocchetto stilizzato (un promemoria di qualcosa che volevo ricordarmi ogni giorno) ed è diventato decisamente di più. Non dico che quello che ho adesso non mi piaccia – specialmente dopo i ritocchi di due anni fa, dove una ragazza fantastica me lo ha al 90% ridisegnato in una sessione in cui abbiamo creato e ricreato assieme ogni linea – ma diciamo che un po’ mi spiace non aver avuto il coraggio di imporre la mia idea, e di aver seguito troppo il consiglio che mi veniva dato.

La seconda volta è andata meglio: il disegno l’ho fatto io (il gatto che ho tra le scapole, che è anche il logo del blog  – ho usato come logo il mio tatuaggio e non viceversa, sia chiaro! ) e il tatuatore non lo ha modificato di una virgola. Il mio gattangelo custode mi guarda le spalle, e lo adoro.

Quando sono tornata sotto l’ago per il tatuaggio che ho sulla spalla diciamo che ero già più slegata dal significato così simbolico/emotivo del tattoo: i primi due li avevo fatto in momenti particolari, per segnare nero su pelle la fine di alcune situazioni e per dipingermi addosso dei promemoria, degli amuleti quasi. Il decoro floreale che ho scelto per la mia spalla sinistra ha sì un suo senso – sono fiori tratti dai disegni di uno stile particolare di ricamo tradizionale ungherese, e quindi è una sorta di omaggio a questo ramo della mia famiglia – ma è anche semplicemente qualcosa di bello che mi piace portare con me, e non vedo l’ora che l’estate mi permetta di scoprirlo più spesso! Ho a lungo dibattuto se fare questo disegno a colori (come vorrebbero i disegni tradizionali) o mantenere il mio solito bianco e nero – e alla fine ha vinto il bianco e nero. Lo so che è un’affermazione che denota la mia follia, ma sapevo che poi mi farei fatta mille problemi per i contrasti di colori con i vestiti, e quindi… black and white forever!

Ora mi è tornata la voglia di disegnare qualcosa di nuovo, e sto rimuginando sul disegno da settimane, o forse mesi. Il tema saranno cane e gatto – ispirata dal bel rapporto del mio Toporagno Cookie con la micia Milou – e sto provando mille minime varianti a colpi di disegni ripetuti con l’hennè sul braccio (comodissimo, perchè tenendo su il disegno un paio di settimane me ne faccio un’idea abbastanza chiara). Potrei essere arrivata ad una versione quasi definitiva con l’ultimo schizzo che ho fatto, che semplifica di molto il disegno e riduce drasticamente ghirigori e dettagli. La sfumatura a puntini mi piace moltissimo, e forse ho trovato lo studio dove farla… dita incrociate!

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