Diventare ordinati for dummies

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Io sono sempre stata una disordinata cronica, una di quelle che per invitare le amiche a casa da piccola facevano le maratone di riordino della cameretta, e fino ad un certo punto  l’idea che qualcuno potesse passare da casa a farmi un saluto senza preavviso mi avrebbe scatenato il terrore più totale.

Ad un certo punto però mi sono resa conto che tutta questa confusione mi faceva stare poco bene – non mi rilassavo a dovere, rimuginando sulla confusione. Per un lungo periodo ho alternato periodi di ordine perfetto a momenti di caos non appena attraversavo un periodo un pò difficile, di stress o di stanchezza. Peccato che lasciarmi andare alla confusione rendeva solo più pesante la situazione per me già pesante che aveva causato il caos stesso: un circolo vizioso insomma.

Così ho deciso che volevo rimettermi in riga e diventare ordinata, e da brava maniaca di liste ed organizzazione mi sono documentata, ed ho creato routine ferree che avrebbero dovuto regalarmi la perfezione… peccato che erano così eccessive che ottenevano solo il risultato di scoraggiarmi dopo poco, tornando alle cattive abitudini.

Sembravo destinata al fallimento, o a finire in uno di quei programmi terrificanti di Real Time in cui fanno vedere case incasinatissime di accumulatori seriali refrattari alla pulizia – finchè ad un certo punto ho capito che sbagliavo completamente metodo.

Mi sono concentrata su piccole abitudini, aggiungendole una alla volta, con calma, finchè non si fossero consolidate: così mantenere i buoni propositi è diventato un pochino più facile.
Senza cadere preda di Marie Kondo (ho letto qualche pagina del libro, ma decisamente e con convinzione l’ho accantonato) ho buttato un bel po’ di cianfrusaglie (ma questa parte è un continuo work in progress) e soprattutto ho deciso un posto per tutto o quasi: non avevo più scuse per lasciare in giro le cose,  visto che avevano un posto potevo mettercele.

La cosa più importante però, al di là dei dettagli pratici, è stato un cambiamento di testa: questo ordine lo cercavo PER ME, non per gli altri. Per crearmi un ambiente accogliente e rilassante (ero già in tema hygge con anni di anticipo!), non perchè aspettavo ospiti e non volevo far brutta figura. Quindi quei 30 secondi che perdevo a corrermi dietro mettendo via le cose quando le usavo invece che abbandonarle strada facendo erano diventati qualcosa che facevo per me, per farmi stare meglio, ed ero orgogliosa di me stessa: non erano lavori domestici ma mi stavo coccolando e  me ne rendevo conto, e così diventava un circolo virtuoso in cui ordine chiamava ordine, perchè mi faceva stare bene.

Disclaimer: non è che la mia casa sia diventata un museo. Ci sono libri e riviste sui tavolini, candele in rotazione di utilizzo in giro per i mobili, oggetti qua e là: è una casa dove si vive, non un museo.Ho degli animali, tra cui un cane che adora rosicchiare pezzetti di carta e per quanto gli corra dietro, la scopa la tengo sotto mano perchè Cookie è peggio di Houdini e la carta la riesce a materializzare anche dal nulla.
Però cerco di fare in modo che non ci siano troppi oggetti effettivamente fuori posto, chiaramente abbandonati lungo il passaggio: perchè rovinano la sensazione di calma, e perchè sono come delle calamite invincibili – un oggetto ne chiama un altro, un altro, un altro… e tempo 24 ore sto per chiamare Real Time. Per cui ho imparato che se riesco a mettere via le cose subito, evito di scatenare questo percorso perverso.

Ci sono ancora ampi margini di miglioramento, lo so bene, ma almeno sono contenta di come sono riuscita a cambiare le mie brutte abitudini. Guardarmi intorno e vedere un ambiente accogliente e sereno mi fa stare bene, e mi invoglia a proseguire in questo percorso!

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