5 days in Budapest

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A fine settembre ho passato cinque giorni di (meritatissima) vacanza nella capitale ungherese assieme a mia madre, per la maggior parte del tempo a fare le turiste, ma con anche qualche visita ai parenti che abbiamo in città.
Cinque giorni a Budapest non sono pochi, ed anche prendendola con estrema calma siamo riuscite a vedere un sacco di cose – alcune già note, visto che non è certo la prima volta che visitiamo questa città, ma anche qualche new entry che finora mi era sfuggita.

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Mezza giornata vola via tra viaggio (nota per il futuro: WizzAir è il male. Non ho voglia di elencare i motivi per cui lo penso, ma lo ripeto: WizzAir è il male. Ryan Air tutta la vita.) e pranzo a casa della bis-cugina (o qualcosa si simile) che ci è venuta a prendere in aeroporto. Abita in una zona periferica molto carina, tra viuzze alberate e casette che erano le case di villeggiatura dei ricchi d’epoca. Mentre mi parla dei distretti che stiamo attraversando a me vengono in mente le divisioni degli Hunger Games ma giuro che è un paragone per niente appropriato: l’atmosfera è molto carina e rilassante, è solo il mio cervello stanco che fa associazioni a casaccio. Tra le chiacchere in inglese – con lei posso parlare! – capisco subito  tre cose:
1- c’è l’usanza di levarsi le scarpe alla porta come fanno i giapponesi (meno male che non avevo i calzini di Hello Kitty).
2- l’ospitalità comprende molto cibo. MOLTO cibo.
3- il caffè dolcificato con il miele è proprio buono

Un taxi ci porta all’appartamento che abbiamo affittato, che si rivela una scelta fortunatissima: a parte l’ascensore che fa rumori da film horror, la casa è tranquilla, l’appartamento delizioso e molto ben collegato con i mezzi pubblici. Il prezzo è super-conveniente e la libertà di essere “a casa” invece che in albergo non ha prezzo!
Ha prezzo – 4950ft, cioè circa 16€ – l’abbonamento settimanale dei mezzi che faccio al chiosco elettronico (adoro il fatto che ci siano le macchinette automatiche anche alle fermate dei mezzi di superficie, cosa che a milano è un puro miraggio e finchè c’è da prendere il metrò ok, ma altrimenti c’è caccia selvaggia a qualcuno che venda i biglietti dei mezzi!), ma ho ben intenzione di sfruttarlo! Mia mamma invece deve solo armarsi di documento d’identità: gli over65 europei viaggiano gratis sui mezzi pubblici. In realtà non viene mai controllata, ed anche io ho dovuto esibire la mia tesserina poche volte: per lo più si sale sui mezzi e bon – non ci sono così tanti controlli, e in metrò nemmeno ci sono i tornelli… la gente fa i biglietti e basta. (proprio come da noi, insomma).

Il primo pomeriggio lo prendiamo in maniera tranquilla, visto che dobbiamo comunque tirare fino a una certa ora della sera per la crociera serale sul fiume che abbiamo prenotato. Scendendo dal tram sul lungodanubio di Pest all’altezza dell’Isola Margherita scegliamo di non prendere il tram 2 che ci accompagnerebbe nel percorso, ma passeggiamo.
La prima foto la scatto dietro l’angolo – all’incrocio tra Szent István krt. e Falk Miksa u. ci imbattiamo nella statua di Colombo (inteso come tenente, inteso come Peter Falk) e del suo cane. Tornati sul lungodanubio, di fronte all’Olimpia Park (che è semplicemente un parco attrezzato con giochi e quant’altro) c’è un memoriale Olimpico – i cinque cerchi nei colori nazionali ungheresi. Dopo le foto olimpiche di Torino, la piazza dei volontati olimpici a Barcellona, potevo farmi sfuggire questo monumento? Ovviamente no!

Il Parlamento di Budapest (Országház)è una costruzione davvero bella ed imponente, ma abbiamo scelto di non entrare a visitarlo. Già l’esterno è comunque uno spettacolo che merita!
Circa 300 metri oltre il parlamento, sulla riva del Danubio si incontra il memoriale detto delle Scarpe lungo il Danubio – una installazione di 60 paia scarpe d’epoca in ferro che ricordano le vittime ebree delle persecuzioni naziste uccise lungo le rive del fiume. Ci sono scarpe da donna, da uomo, da bambino… è una visione davvero raggelante.

Continuiamo a camminare fino al Ponte delle Catene (Széchenyi Lánchíd) dove ci fermiamo a bere qualcosa di fresco prima di svoltare lontano dal fiume verso Vörösmarty Tér. Nella piazza c’è il famoso caffè Gerbeaud – che consideravo meta d’obbligo per vedere una bellissima caffetteria. Probabilmente per far spazio ad una sezione di bistrot l’ho trovato molto meno affascinante di quanto ricordassi, ma non mi cruccio perchè domenica troveremo un café molto, ma molto più bello.
Una passeggiata lungo la Váci Utca (una via dello shopping che è un misto di negozietti da turisti e negozi di effettivo shopping, quasi tutti però di brand ampiamente presenti anche in Italia) ci traghetta verso la cena – decisamente poco “locale” da Burger King, anche se perfino ordinare un panino che non sia il classico whopper è complicato perchè è tutto tradotto!
La sera ci aspetta una crociera in notturna sul danubio che avevo prenotato da casa sul sito di Legenda.hu – era una delle cose che volevo assolutamente fare, e anche se effettivamente con due ore di sonno e 17 ore in giro tra viaggio e passeggiata non ero proprio al massimo della forma sono ben contenta che l’avessimo prenotata: l’illuminazione dei monumenti è davvero ben studiata, e vederli dal fiume è tutt’altra cosa che essere a terra (senza considerare che stavamo comodamente seduti a guardarci in giro invece che camminare o restare abbarbicati sui mezzi guidati da autisti folli – che diciamolo, i mezzi funzionano benissimo ma i guidatori pubblici e privati di Budapest sono dei pazzi alla guida). Esperienza super consigliata, insomma! Il prezzo non è bassissimo – 18€ a testa – ma direi che davvero li vale.

Il ritorno a casa sempre grazie agli efficientissimi tram – come già a Londra amo prendere i mezzi di superficie perchè permettono di cogliere scorci inaspettati: a volte basta un bel chiosco di fiori, o una delle innumerevoli e curiose statue disseminate per la città a catturare l’attenzione!

Rientrate a casa programmiamo velocemente le tappe del giorno successivo e poi buonanotte mondo! Qui c’è bisogno di dormire!

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Anche in questo viaggio le app da smartphone sono preziose: visto che non abbiamo fatto la spesa per la colazione non possiamo sfruttare la cucina di casa –  ma la mia cara app di MAPS mi ha già segnalato che c’è uno Starbucks dietro casa, e per colazione non posso che fiondarmi su carrot cake e pumpkin spice latte… yum!
La sera prima confrontando i risultati di Moovit e dell’app di BKK Futar abbiamo studiato un po’ di percorsi possibili per raggiungere la prima meta  – il monumento di San Gerardo (Szent Gellért szobor) che si affaccia sulla città. In realtà sarebbe stato bello arrivare alla statua della libertà (Szabadság Szobor) che c’è alla cima della Cittadella, ma non c’è stato verso di trovare un mezzo che ci portasse fin lassù, e di scarpinarci non avevamo nessuna intenzione – già la salita alla statua del santo è stata sufficiente! La vista è comunque bella, specialmente in una bella mattina limpida come quella che abbiamo trovato noi, per cui… vale la pena!
Avevo inizialmente pensato di andare a visitare la Chiesa nella Roccia (Sziklatemplom) alla fine ho saltato perchè… okay, questo è un po’ stupido a dirsi, ma non ho ancora cambiato gli euro in fiorini (evviva le carte di credito) e non ho le monete per entrare, che è una sciocchezza visto che l’ingresso costa qualcosa come 600huf, in pratica 2€. Vabbè, evidentemente non era destino. Davanti ai bagni Gellert ci fermiamo solo a rinfrescarci bevendo alla fontanella di acqua termale, perchè la nostra meta è un’altra: poche fermate di tram per arrivare in Szabó Ervin tér 1 – dove sono determinata a cercare la biblioteca municipale Ervin Szabó (Fővárosi Szabó Ervin Könyvtár). Una biblioteca? Ebbene sì, ho  scoperto online questo piccolo gioiello di biblioteca barocca nascosto nel cuore di una normalissima biblioteca popolata di studenti e sono decisa a scovarla. Anche se hanno un biglietto per turisti (500huf, circa 1,60€) non devono vederne molti, perchè la bibliotecaria ci ha messo un po’ a capire che volevamo visitare la biblioteca – ma vale la pena di insitere, perchè è davvero un tesoro nascosto! Trovarla mi ha dato un po’ la soddisfazione di quando a Barcellona abbiamo scoperto il Palau della Musica Catalana – bello da levare il fiato eppure poco conosciuto.
La nostra meta successiva è il Mercato centrale (Nagycsarnok) – un grande mercato coperto che offre bancarelle alimentari al piano terra e chioschi ristorante e oggettistica tipica al piano superiore. Fresche nella mente le immagini della Boqueria di Barcellona ho sorriso trovando un singolo stand di macedonie e succhi di frutta, ma diciamo che la similitudine si ferma in fretta. I banchi sono meno scenografici di quelli spagnoli, e il mood è turistico ma non troppo: i chioschi alimentari sono chiaramente frequentati anche dai locali, così come i banchi del primo piano; nel sotterraneo c’è addirittura un comunissimo supermercato!
La struttura con tanti dettagli in ferro battuto ed il bel tetto policromo merita, e posso dire che il pranzo è stato ottimo ed abbondante (chiedete al mio colesterolo per conferma!).
Comprato un dolce per merenda (perchè era impossibile riuscire a mangiarlo al momento!) ci siamo concesse un riposino a casa, e poi mi avventuro al centro commerciale di fianco a casa (Mammut) per vedere che tipi di negozi offra. Risultato? Sembra di stare in un centro commerciale di casa, tra marche ben conosciute (pandora, tezenis, pupa, etc) e caffetterie internazionali. Insomma, a me di solito piace cercare cose che non posso trovare a casa… quindi missione fallita!
Serata tranquilla a casa dei parenti per concludere questo sabato: non capirò niente di quello che si dice intorno a me, ma mi distraggo con cibo e bevande chiedendomi perchè noi non abbiamo questa buonissima bibita che sa di uva fresca… mah!

Satolla e vagamente brilla ritorno a casa… solo la scalata del il soppalco mi separa dal meritato riposo!

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Sabato mattina la prima sfida è trovare il bus sostitutivo del nostro solito tram, perchè le app ci informano che il servizio è sospeso: poco male, è tutto indicato chiaramente e non abbiamo nessun problema a trovare il mezzo giusto per inoltrarci nella città. Dobbiamo prendere la linea 1 della metropolitana – la Millennium Underground Railway, che è la più antica (la costruzione fu iniziata nel 1894, e dal 2002 è stata nominata patrimonio dell’UNESCO) e… beh, è davvero qualcosa a cui non siamo abituati. Innanzitutto alle banchine si accede praticamente dalla strada: una rampa di scale, e anzichè trovarsi davanti atri, tornelli ed altre scale, si è già in banchina. E che banchina! Le fermate di questa linea sono state mantenute nello stile originale, per cui hanno pareti di piastrelle bianche e rosse, e pannellature di legno stupende. Anche i cartelli con in nomi delle stazioni sono in ceramica dipinta, insomma… un vero gioiello. Abituata alle labirintiche stazioni moderne anche l’assenza di tornelli e controlli lascia senza parole… eppure evidentemente funziona, la gente i biglietti li paga comunque!

La prima tappa avrebbero dovuto essere i celebri bagni Széchenyi – non vogliamo entrare in piscina ma il sito pubblicizza una visita guidata alle sale principali per 1700huf (circa 5.50€) e ci piace l’idea di poter vedere le piscine anche senza spendere mezza giornata in ammollo. Due file e una mezza arrabbiatura dopo siamo di nuovo fuori: nonostante il cartello che elenca la visita fosse a circa 30 centimetri dalla sua faccia, il cassiere l’ha definita inesistente. Non ho voluto approfondire, e ce ne andiamo in direzione del vicino parco Városliget con il castello di Vajdahunyad – un complesso costruito in occasione delle celebrazione dei mille anni dell’Ungheria, che ospita le riproduzioni di una serie di palazzi di varie epoche storiche presenti in diversi regioni ungheresi. Tra foto ai palazzi, alle statue ed al laghetto che lo circonda è un modo piacevole di passare il tempo. I palazzi ospitano anche dei musei, ma diciamo che non sono nella lista delle cose da vedere questa volta. Attraversando il parco vicono alla zona che d’inverno ospita una spettacolare pista di pattinaggio all’aperto (la vidi nel 2004 e me la sogno ancora… quanto mi piacerebbe provarla!) andiamo in cerca della clessidra giagante (Időkerék) che viene ruotata ogni anno a fine anno… ma la vediamo solo da lontano, perchè ai suoi piedi c’è una manifestazione di protesta (credo a sfondo ecologico) e non proviamo nemmeno ad avvicinarci.
Arriviamo alla Piazza degli Eroi (Hősök tere), ma lanciamo uno sguardo veloce al  Monumento del Millenario prima di sfuggire al sole a picco rituffandoci in metrò in direzione della Basilica che avevamo saltato il primo giorno (chiude alle 17, avremmo dovuto correre e non ne ce la siamo sentita) e vogliamo recuperare.

La Basilica di Santo Stefano (Szent Istvan Bazilika) è abbastanza sorprendente: da fuori sembra imponente e maestosa, e dentro è estremamente ricca e decorata… ma è decisamente più piccola di quello che ci si aspetterebbe! Merita comunque una visita, che rimane comunque veloce e gratuita e ci catapulta in centro città… proprio al momento giusto per cercare un localino dove fermarsi a pranzo.
In realtà la stanchezza inizia a farsi sentire e finiamo per trovarci di nuovo nella Váci Utca dove scegliamo un ristorantino abbastanza turistico ma non troppo, e ci godiamo un pasto a base di anatra arrosto, crauti aromatici e rosti deliziosi. Dopo questa pausa relax mi sento molto più in forze, e dopo che il mitico tram 2 ci accompagna attraverso il lungodanubio fino al ponte Margherita, mentre mia madre torna a casa per un riposino, io mi incammino per una passeggiata sull’isola Margherita (Margitsziget). In realtà mi rilasso un po’ davanti alla fontana musicale e leggendo su un prato, ma poi decido di incamminarmi in cerca dei landmarks dell’isola: il giardino giapponese all’altra estremità  e la torre idrica che, come la fontana, è patrimonio dell’UNESCO. L’isola è lunga circa due chilometri e mezzo, quindi guadagno una bella passeggiata di cinque chilometri – gran parte dei quali macinati a ritmo decisamente sostenuto perchè ho calcolato male i miei tempi e rischio di far tardi a cena dai parenti!
Abbiamo infatti un appuntamento con una specialità ungherese – il cavolo ripieno (töltöttkáposzta)- che è stata cucinata apposta per noi. Una cena veloce però, perchè abbiamo preannunciato di avere un programma serale: recarci (o per me tornare) sull’isola Margherita per lo spettacolo serale della Fontana Musicale (Zenélő szökőkút) – un’ora di giochi di luce ed acqua a ritmo di musica. Avevo trovato un programma musicale online ma si è rivelato errato o vecchio… ma lo spettacolo era decisamente piacevole, da gustare seduti comodamente sulle poltroncine del parco. Il ritorno a casa ci regala uno sguardo sulla cità illuminata di notte, da paragonare con lo stesso scatto fatto nel pomeriggio: una splendida buonanotte da parte di Budapest!

Un bel sonno ristoratore serve per prepararsi alla domenica – decisamente ricca di piani!

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Domenica pensiamo di ritornare tranquillamente a prendere il nostro amato tram ma lo troviamo nuovamente sospeso, con l’autobus sostitutivo che fa anche una variazione di percorso attorno ad una zona limitata da camionette della polizia: solo a sera davanti al telegiornale scopriamo che c’è stato un attacco verso una pattuglia di polizia ed una zona è stata bloccata dai controlli antiterrorismo (in realtà poi sembra una vicenda più collegata agli agenti direttamente colpiti, una vendetta forse). C’è da dire che siamo rimaste colpite dalla pronta riorganizzazione: da noi immagino quanto sarebbe durata la confusione – qui invece non ci siamo nemmeno rese conto dell’accaduto fino a sera!

La prima tappa del giorno è la caffetteria destinata a mettere in ombra Gerbeaud: il
New York Café (New York Kávéház) è un ricchissimo cafè annesso ad un albergo extra-lusso della catena Boscolo, cui però si può tranquillamente accedere anche per un semplicissimo caffè. Okay, semplicissimo non è proprio la parola giusta considerando che per un latte macchiato ed una cioccolata (con servizio impeccabile e service charge inclusa) ho speso quasi 15€… ma valgono l’esperienza di guardarsi intorno (e fare un giretto a curiosare) in questa meraviglia di palazzo tutto dtucchi, dorature, chandeliers e ferri battuti.

Appena uscite dal New York Cafè, attraversando Erzsébet krt. ci troviamo subito in Dohány utca,  da percorrere fino in fondo per trovare la Grande Sinagoga (Dohány utcai zsinagóga). Mi sono pazientemente messa in coda per fare i biglietti, e per la seconda volta in questo viaggio mi sono trovata davanti a cartelli imprecisi, e questa volta mi sono proprio seccata. Che senso ha mettere un bel cartello grande a vista delle persone in fila con i prezzi (così uno si prepara i contanti) se poi allo sportello punti a un cartello con prezzi diversi attaccato sotto, che dalla fila non si vede? Adesso, io sono ben pronta a pagare il prezzo (ovviamente più alto) del secondo cartello, ma abbastanza seccata da far notare alla cassiera che non ha senso esporre un cartello sbagliato, che dovrebbero coprirlo almeno, se no uno si aspetta quello che legge. Evidentemente penso si aspetti una piantagrane, perchè per zittirmi mi fa due biglietti scontati (e ripeto, io sto estraendo la carta di credito per pagare la cifra più alta) e così invece di spendere di più (3700huf  – 12€ – invece di 3000huf – 9.75€ – come diceva il primo cartello) ho pagato il prezzo studenti e pensionati di 2700huf (8.77€); in realtà sempre sul primo cartello il prezzo da pensionati non l’avevo visto, se no avrei comunque richiesto quello per mia mamma. OHVABBE’, non mi piace fare la rompiscatole ma se c’è un listino prezzi esposto, perchè ne deve spuntare fuori uno diverso a sorpresa?!
Questioni monetarie a parte, la sinagoga merita davvero una visita. Il tempio in sè è veramente bello e sontuoso, ma forse ancora più impressione fanno il cimitero ebraico annesso – con le lapidi dei nomi riconosciuti a fiancheggiare le ceneri nelle fosse comuni – e il Raoul Wallenberg Holocaust Memorial Park (Raoul Wallenberg Emlékpark) con i memorial dei Giusti tra le Nazioni e il salice piangente di metallo che ricorda le molte vittime della persecuzione nazista.

Attraversando la zona che fu il ghetto ebraico arriviamo al Gozsdu-udvar – un complesso di palazzi e cortili che ospitano locali, ristoranti, negozietti e bancarelle da girare e in cui curiosare finchè non si è scelto il menu preferito. Di giorno è un angolo carino per un pranzo veloce, la sera deve essere brulicante di vita notturna: molto carino, con lo spirito di una Camden Town in tono mooooooooolto minore. Dopo pranzo una passeggiata in centro da sola (sì, sono entrata da MAC. E non mi ha colpito nulla) e poi di nuovo all’appartamento per prendere il metrò (questa volta la linea 2, che vicino al Danubio scende giù, giù, giù su una scala mobile velocissima e ripida che dà l’illusione ottica che tutti siano perfettamente obliqui mentre stanno in piedi) per andare  verso il Ponte delle Catene.

Da Clark Ádám tér infatti parte la Funicolare  – Budavári Sikló – che porta alla collina del castello, e che è un’altra delle mie mete d’obbligo. In visita a Budapest nel 2004 con gli amici avevamo pensato di prenderla ma avevamo sbagliato strada finendo con lo scendere a piedi dalla collina… questa volta voglio recuperare! Considerando che il percorso è davvero brevissimo, il biglietto di sola andata a 1200huf – 3.90€ – non è proprio regalato, ma la carrozza vintage e la vista sul Ponte delle Catene mentre si sale la collina valgono il prezzo della corsa.
Dalla stazione superiore si accede ad un piazzale che si affaccia verso il Palazzo Reale – che noi scegliamo di non visitare per mancanza di tempo, anche se sicuramente deve essere una bella visita, con anche un notevole affaccio sul panorama. Noi invece ci incamminiamo nella direzione opposta, per arrivare verso la chiesa di MattiaMátyás-templom – ed il Bastione dei PescatoriHalászbástya. La chiesa è ormai chiusa (come la Basilica chiude alle 17) quindi nonponiamo nemmeno a domanda se la visita valga i 1500huf – 4.90€ – del biglietto ed abbiamo proseguito verso il bastione.
Ho sempre avuto un bel ricordo del bastione dei pescatori da piccola, quando andavamo a vederlo tinto di rosa al tramonto. Le sue sette torri rappresentano le sette tribù magiare che si insediarono nel bacino dei Carpazi, e il bastione prende il nome dalla corporazione dei pescatori che era stata incaricata di difendere questo tratto di mura della città durante il Medioevo.
Sul posto scopriamo che buona parte del percorso di terrazze e torri è diventato a pagamento e francamente per puro principio non andiamo a vedere nemmeno quanto costi il biglietto (800huf intero, 400huf il ridotto – € 2.60/1.30, grazie internet.) e ci godiamo la vista dalla piccola porzione ancora gratuita fino a che non rimaniamo quasi incastrate tra le foto di un matrimonio e ce la diamo a gambe!

Un simpatico autobus elettrico ci riporta a casa (effettivamente la casa su Széll Kálmán tér si è rivelata comodissima non solo per la vicinanza ai parenti, ma soprattutto per i collegamenti abbondanti con tutti i mezzi pubblici!) dove ci aspetta la valigia da fare… l’indomani sarà già il giorno del rientro!

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Lunedì non ho pianificato alcuna visita, per cui la giornata è parecchio lasciata al caso. Abbiamo qualche commissione da fare per cui lasciamo la nostra casetta alle spalle di Kentucky Fried Chicken (ma giuro che non si sentiva alcun odore!) anche prima dell’orario di check-out per andare a casa dei parenti a lasciare giù i trolley prima di fare un’ultima passeggiata in città. Il tempo sembra mettersi al brutto, ma appena lasciato il loro condominio rispunta il sole e possiamo goderci qualche ultimo scorcio di Budapest sotto il sole, passando di nuovo davanti alla chiesa di S.Anna (Szent Anna Templom) con le sue due torri, ed ammirando il bel tetto della chiesa calvinista di mattoni rossi poco più avanti.

Per ingannare ancora un pochino di tempo visitiamo anche il mercato rionale dietro casa, e finalmente soddisfo la mia curiosità gastronomica verso i langos – delle frittellone salate deliziose che vengono condite da quintali di toppings (formaggi e salumi in primis) ma che scelgo nella versione più semplice possibie: ricoperti da una dose imprecisata di pasta d’aglio, potentissima. Credo che non dovrò temere vampiri per il prossimo futuro , ma ne vale la pena. In realtà è già ora di pranzo, e finiamo sempre dietro casa in una zona pedonale davvero carina: non c’è fretta, godiamoci questa ultima fetta di relax con uno stufato accompagnato da una bella birra. C’è tempo poi per riposare a casa prima di rimettersi in viaggio: l’aeroporto ci aspetta!

Nota di colore: in nessun posto come a Budapest ho visto una varietà di mezzi di trasporto alternativi: okay bici e pattini, ma ci sono una quantità immensa di monopattini, segway, hoverboard, risciò… mi mancava solo qualcuno in uniciclo (come il tizio in uniciclo che portava a spasso il cane a Londra, ma questa è un’altra storia) per completare la collezione!

Alla fine sono stati cinque belle giornate ricche di cose da vedere, fare ed assaggiare. Budapest merita, merita davvero!

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