To be Happy

“La felicità, cercatela tutti i giorni continuamente, anzi, chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità. Ora, in questo momento stesso, perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo. L’hanno data a tutti noi, ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto […] e molti di noi l’hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l’hanno messo, ma ce l’abbiamo, ce l’avete! […] dobbiamo pensarci sempre alla felicità e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita.”

Rubo questa quote di Roberto Benigni da un post della mia amica Sophia perchè era a dir poco perfetto per il momento che sto attraversando: mi pare che nel passato mi sia dimenticata un po’ di dedicarmi alla mia felicità, e questa si è nascosta in un angoletto e fatica a farsi vedere – ma io la sto cercando!

Chiedersi come fare a diventare felici su Google regala una serie lunghissima di risultati – questo per me è il segno che questa ricerca della felicità è un tema sentito. Specialmente in una società moderna  dove le necessità di base sono soddisfatte, si arriva a porsi il  roblema di bisogni superiori: non basta vivere o sopravvivere, ma si vuole anche essere felici e  vivere bene i giorni che abbiamo. Come ho già detto, una svolta positiva di questo genere è proprio il percorso che io – pessimista cronica , arrabbiata e rattristata – sto sto cercando. Voglio essere (più) felice.Sono andata quindi a spulciare tra tanti siti che predicavano un  numero variabile di passi e metodi  verso la felicità, ed ho cercato di capire quali potrei fare miei.

Una delle prime cosè che viene sempre citata è l’importanza del prendersi cura di sè –  in realtà secondo me già imbarcarsi su questo percorso vuol dire prendersi cura di sè, ma in genere si parla di prendersi cura di fisico e mente – ripulire la dieta, fare attività fisica, coccolarsi  un po’ con qualche trattamento ad hoc; adesso, io non so se questo può farmi felice, ma sicuramente essere più attiva, sentirmi meglio fisicamente non può che far bene!

Io ci sto provando, perchè mi rendo conto che stare meglio, avere più energie, staccarsi dal divano o dalla scrivania non può che farmi bene. Per cui sì all’attività fisica (ehi, chi rifiuterebbe un po’ di positive endorfine?), sì a una dieta più sana, sì a una routine di cura del corpo e del viso più precisa e meno pigra (che gli anni passano, e lo specchio lo sa). Non so se tutto questo mi aiuterà a diventare più felice, ma sicuramente mi farà più sana, e più consapevole nel volermi bene e nel prendermi cura di me stessa: solo cose positive, insomma!

Nei momenti “bui” credo che l’outlook sul mondo sia fondamentalmente di due tipi: o non c’è perchè ci si richiude a riccio su sè stessi per evitare tutto e tutti, oppure è catastrofico e negativo – tutto ci viene contro, tutto va male. In uno di questi momenti un po’ neri tempo fa iniziai il progetto #100happydays – una challenge fotografica in cui ogni giorno dovevo trovare almeno una cosa, grande o piccola, che mi avesse fatto felice. Sembra una cosa sciocca, ma mi ha aiutato moltissimo: mi ha ricordato di guardarmi attorno trovando il meglio in ciò che mi circonda – perchè il bicchiere può essere mezzo pieno, anzichè mezzo vuoto. Questo reset mentale – in cui ci si guarda attorno cercando le cose positive – sembra rubato al cartone animato di Pollyanna, ma funziona! Magari all’inizio si fa fatica, ma poi diventa naturale e ci si trova ad apprezzare di più quello che ci circonda – e le giornate diventano più piacevoli. Dopotutto la felicità deve essere il mood del nostro viaggio, non solo un innarrivabile traguardo: quindi ogni piccola cosa contribuisce a crearla.


Smettere di fare paragoni che possono solo giocare a nostro sfavore: nella società esibizionista in cui viviamo non è facile, ma forse è l’unico modo di sopravvivere indenni. E non voglio pensare ai personaggi famosi con stili di vita inarrivabili: hey, non sono qui a paragonarmi ad un miliardario o ad una modella di Victoria’s Secret. Io penso ora ai piccoli paragoni quotidiani – con amici, conoscenti, parenti. Non voglio paragonarmi e non voglio invidiare quello che non ho, o che ho in modo diverso. Non voglio un’aura di negatività – non voglio pensare “perchè lei sì e io no?” – ma voglio essere felice per me, e per le persone a cui voglio bene. E se proprio proprio il paragone salta fuori, deve essere fonte di ispirazione: come fare ad ottenere qualcosa che vorrei?  Darmi un goal, esprimere un desiderio anzichè rimuginare su quello che non ho: sicuramente è un modo di vedere la stessa cosa più utile e positivo!

Se penso ai momenti un po’ neri (ehi, se non ce ne fossero stati non sarei qui a chiedermi come essere più felice, no?) una delle cose che faccio sempre – e sbaglio sapendo di sbagliare – è quella di chiudermi a riccio ed isolarmi dal mondo. Non ho voglia di parlare, non ho voglia di cercare nessuno, e se da un lato spero che qualcuno si accorga del mio malessere e mi cerchi – poi ci resto male perchè sono così isolata e nascosta che nessuno potrebbe farlo e dunque non lo fa. Insomma: la reazione peggiora il problema anzichè risolverlo. Quindi la mia ricetta per la felicità non può che includere un mantra: restare in contatto con gli altri. Non fuggire, non scomparire, ma chiamare le amiche quando sono giù e avrei bisogno di non stare da sola a rimuginare: chiedendo aiuto, sostegno, compagnia. Ci sono persone che mi vogliono bene, e anche se quando vedo tutto nero tendo a scordarmelo, sono sicura che risponderebbero al mio richiamo.
Allo stesso modo, così come io vorrei essere cercata e incoraggiata quando la giornataccia è proprio storta, così voglio farlo io per gli altri. Ricordarmidi mandare un messaggio all’amica che affronta una giornata difficile.

Farmi raccontare le news da quella che non vedo da tempo. Organizzare qualcosa senza aspettare che qualcuno me lo proponga: non per tirar fuori paragoni fuori luogo, ma voglio fare per gli altri quello che vorrei loro facessero per me.

Non devono essere cose eclatanti: certo, è importante esserci quando serve davvero, ma voglio pensare a quanto possa essere positivo esserci anche in piccoli, random acts of kindness. Quelle piccole gentilezze che poi regalano il sorriso sia a chi le riceve che a chi le fa – un piccolo regalo, una cortesia in più, un gesto di aiuto che arriva prima di essere richiesto, segno che siamo attente alle necessità e alla vita di chi ci circonda: far star bene gli altri fa star bene anche noi.

In linea di massima quello che è passato è passato, e restare ancorati a vecchi dissapori non serve a niente. Vedo fin troppo astio tutto intorno a me, tante persone rancorose che secondo me si fanno il sangue amaro in maniera assolutamente inutile. Salvo casi particolari (okay, un caso particolare. Che non perdono. Non se ne parla proprio, non ne voglio sapere e mi auguro solo di non incrociare mai più questa persona.) ho imparato a lasciarmi certe cose alle spalle, a non far macerare i vecchi dissapori, a non star male per cose passate che non hanno più influsso sul mio quotidiano. Ci metto una pietra sopra e vivo serena, senza più pensarci. Funziona.

Non guardare indietro vuol dire anche guardare avanti: e darsi un obiettivo, un traguardo piccolo o grande che sia è un ottimo modo per stimolarsi positivamente ad affrontare anche le giornate più ostiche. In questo periodo il mio “traguardo” è il mini-viaggio che farò tra una decina di giorni – anche quando le giornate al lavoro sono infernali penso che poi c’è qualcosa di bello che mi aspetta tra poco, e trovo un po’ di energia in più. Non devono essere sempre grandi cose – a volte basta pensare al weekend in arrivo, a una cena con gli amici, a una serata solo per me con un libro, a un piccolo regalo che mi voglio fare, a una passeggiata al parco con il mio adorabile cucciolo o ad un’attività che posso intraprendere: va bene tutto quello che mi permette di guardare oltre le difficoltà preparandomi per qualcosa di bello… giuro che funziona! E una volta che l’obiettivo sarà raggiunto? Non mi guardo indietro rimpiangendo che sia già passato, ma ne fisso un’altro!

Una delle cose che che cerco di fare dallo scorso anno è anche aggiungere nuove esperienze ed ampliare i miei orizzonti. Imparare qualcosa di nuovo, visitare nuove città, leggere libri di generi mai considerati, sperimentare nuove ricette… uscire dai propri schemi sembra una buona idea, se gli schemi al momento sono dei confini che limitano la ricerca della felicità.

Vale anche con gli amici: conoscere nuove persone, sperimentare nuove attività… chissà dove si sarà nascosta questa elusiva felicità? Sicuramente l’adrenalina e la soddisfazione di qualcosa di nuovo ci può portare più lontano nella nostra ricerca.

L’ultimo consiglio è forse quello più generico di tutti ma è sicuramente quello di cui ho bisogno: devo sfidare il mio pessimismo, e cercare di non vedere sempre il lato peggiore e più catastrofico di tutto.  Coltivare l’ottimismo non mi viene naturale, ma se ci penso, cosa mi viene di buono a pensare sempre in negativo? Pensare che una cosa andrà male mi tutela dalla delusione di quando questo succede, dicevo sempre. Ma magari pensare che andrà bene mi aiuta a farlo succedere, e basta!

L’ottimista vede le rose e non le loro spine, mentre il pessimista si fissa sulle spine e nemmeno nota le rose: quante cose belle ci si perde facendo così? Non dico che per me sarà facile inseguire questo obiettivo, ma se finora il pessimismo non mi ha aiutato… sono disposta a cambiare strada!

Perchè questo lunghissimo post, mi chiedo? Per lasciare traccia di quello che sto pensando, e per poterlo tornare a rileggere quando ne avrò bisogno. Voglio ricordarmi cosa mi propongo e come spero di arrivarci. Dal primo maggio inoltre ho deciso di ripetere su Instagram la challenge dei #100happydays per stimolarmi in questo percorso: insomma, ce la posso fare a diventare un po’ più felice?

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2 comments

  1. Mi sono rivista in ogni singola parola… Cerco la felicità da mesi e mesi, ho capito che se non inizio a lavorare su me stessa non troverò mai la strada per questa tanto desiderata felicità. Pensavo anche io di rifare la #100happydays, credo che possa aiutare tantissimo nei momenti no, dove la negatività prevale su tutto. Un abbraccio Ladyhawke111

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    • 🙂 Mi fa piacere vedere che non sono sola! Sarà che l’ultimo anno è stato particolarmente pesante (si vede anche dal fatto che poi non ho quasi mai scritto nulla, era troppo) diciamo che ci risiamo… lavoro su quello che posso cercare di controllare (me) per affrontare meglio quello che non posso controllare… ci proviamo!

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